Quel cassetto chiuso a chiave
Luca scopre che l'amore custodito per paura di consumarlo non si preserva, ma marcisce. Mentre osserva una coppia sul lungomare, capisce che l'amore si rinnova con gesti quotidiani, non si conserva nei cassetti chiusi a chiave.
Luca camminava sul lungomare di Roseto.
L’aria sapeva di sale e il mare brillava senza fretta.
Aveva letto, tempo prima, che l’amore avrebbe una scadenza.
Secondo uno studio scientifico, durerebbe un certo numero di anni, poi si trasformerebbe in qualcos’altro, come una stella che finisce il suo combustibile e si spegne lentamente cambiando colore.
Su una panchina, una giovane coppia rideva.
Lei gli sfiorava la mano, lui le spostava una ciocca di capelli dietro l’orecchio.
Piccoli gesti istintivi, sospesi nel tempo.
Fu allora che Luca si rese conto di non essersi mai rivolto a nessuna con l'appellativo “amore”.
Quella parola era rimasta chiusa in un cassetto della mente, come un seme tenuto al buio.
Non la pronunciava per timore di sprecarla o che si consumasse.
Il mare, calmo e brillante, era un testimone muto dei suoi pensieri.
All’improvviso comprese che il seme nel cassetto non si conserva, ma marcisce.
Come i muscoli che non si muovono, come le strade dove non passa più nessuno, come i gesti sospesi, come le parole non dette.
Quella coppia, forse, non conosceva la teoria scientifica dell’amore “a tempo”.
O forse sì, ma piantava ogni giorno un seme nuovo.
Un sorriso, una carezza, una frase affettuosa…
Quando uno moriva, ne nasceva subito un altro.
Luca, invece, aveva scelto il cassetto.
Aveva scelto il vuoto, per paura di quello che avrebbe potuto riempirlo.
Intanto il mare continuava a brillare, eterno, senza giudicare.
P.S. «Gli amori invecchiano e muoiono insieme alle parole non dette e ai gesti non osati.»

