Sempre uguale, sempre diverso
Quando un incontro fugace sulla riva insegna che le risposte non stanno nelle domande, ma nel ritmo eterno delle onde.
Ero seduto su un pattino in riva al mare, un libro aperto sulle ginocchia.
Le onde arrivavano e si ritiravano, cancellando impronte e pensieri.
«Cosa leggi?»
La voce arrivò come un soffio di vento.
Alzai la testa.
Davanti a me c’era una signora anziana, magra, con i capelli bianchi mossi dalla brezza.
«Racconti», dissi.
Lei mi guardò con occhi benevoli, come si guarda qualcuno che non si conosce, ma di cui si intuisce qualcosa.
«E cosa cerchi, nei racconti?»
La domanda mi sorprese.
Non ero abituato a parlare con sconosciuti sulla spiaggia.
«Cerco di capire», risposi.
«Cerco risposte», forse.»
La signora sorrise.
«Le risposte non le trovi mai dove le cerchi», disse piano.
Un cenno con la mano, poi riprese a camminare verso il tramonto.
La seguii con lo sguardo finché la sua figura si dissolse in una macchia scura contro il cielo arancione.
Chiusi il libro.
Restai a guardare l’orizzonte, lasciando andare ogni domanda.
Le onde del mare continuavano il loro ritmo, sempre uguale e sempre diverso.
Quel ritmo, all’improvviso, ebbe più senso di qualsiasi domanda o risposta.
P.S. «La ricerca stessa, a volte, potrebbe essere il problema e non la soluzione.»

