La parola ai tifosi: la versione di Antonio

Ci sono due modi per invecchiare a Roseto: fregandosene, oppure affidando i propri battiti cardiaci alle traiettorie di un pallone che si ostina a non entrare. Antonio Di Pasquale ha scelto la seconda opzione con la determinazione di chi non ha mai preso in considerazione la prima.

Giugno 02, 2026 - 07:08
Aggiornato: 4 mesi fa
La parola ai tifosi: la versione di Antonio
Antonio “Lu Boja” Di Pasquale.
Lo incontro mentre Roseto profuma di salsedine e di ricordi che col tempo diventano più epici e meno fedeli.
Due anni fa, prima della stagione che avrebbe segnato il ritorno del Lido delle Rose in A2, aveva azzardato previsioni che la logica sconsigliava.
E ci azzeccò.
L'anno scorso aveva lo sguardo di chi annusa la tempesta in arrivo e sceglie il silenzio della prudenza, una prudenza che certi scambiano per pessimismo, e forse non hanno tutti i torti.
Oggi, dopo una retrocessione in Serie B dove tutto ciò che poteva andare storto ci è andato con puntualità svizzera, Antonio non ha più voglia di tacere.
E chi lo biasima.

D. Antonio, mettiamo subito il dito nella piaga. Una stagione che è sembrata una catastrofe. Cosa è successo?

R. È stata impostata male fin dall'inizio, dalla presentazione della squadra. Fabio Brocco è un uomo generoso, uno che ci mette il cuore e, soprattutto, i soldi. E gliene va dato atto. Il suo difetto è l'ingenuità. Si è fidato di certi sedicenti professionisti che si sono rivelati assolutamente inadeguati, sul piano tecnico come su quello umano. Si può credere in buona fede che gente di 43 anni possa ancora reggere i ritmi di una stagione intera? A Roseto il basket è una cosa seria, è parte dell'identità della città. Solo nelle ultime partite, quando la situazione era ormai compromessa, si è visto qualcosa che assomigliava all'orgoglio. Ma era troppo tardi, perché gli acquisti erano sbagliati in partenza.

D. E poi c'è stata la scelta dell'allenatore.

R. Un altro errore grave. Hanno scelto Finelli, un allenatore che da due anni lavorava con i settori giovanili e che era praticamente scomparso dalla scena. Non puoi prendere qualcuno che è fuori dai circuiti che contano da anni e affidargli una piazza come Roseto. Un allenatore a questo livello deve essere una figura di riferimento, deve saper guadagnarsi la fiducia dei giocatori, deve avere autorevolezza. Lui non ha avuto niente di tutto questo. Nello spogliatoio l'atmosfera era pessima, c'era una tensione che si percepiva chiaramente dall'esterno. Roseto merita di meglio.

D. Quest'anno si è anche percepito un distacco netto tra la società e la piazza. Hanno persino bloccato i commenti sui social. Sembrava che la grande famiglia del basket rosetano si fosse improvvisamente spaccata.

R. Io ho sempre pensato che la critica sportiva sia legittima e necessaria. Se discuti una partita, una scelta tecnica, una strategia, stai parlando di basket, e a Roseto è nel nostro DNA. Ma quando si scende sul personale, quando si coinvolge la famiglia, allora no, questo non lo accetto. Ho avuto con il Presidente un rapporto complesso nel tempo, ci siamo scontrati, non siamo sempre stati d'accordo, ma il rispetto non è mai venuto meno. Ci salutiamo ancora oggi prima di ogni partita. Il problema vero, se vogliamo essere onesti, è che il pubblico è cambiato. Una volta qui c'era una cultura cestistica profonda, gente che il basket lo conosceva davvero, che capiva cosa stava guardando. Oggi al palazzetto ci viene anche gente che non conosce nemmeno le regole del gioco. Lo sport è di tutti, sia chiaro, e chiunque ha il diritto di seguirlo, ma quando è troppo è troppo. Poi, quando una piazza come Roseto si accontenta di così poco, quando la mediocrità viene accettata senza reagire, allora mi viene difficile essere paziente.

D. Eppure la società aveva uno staff tecnico che nei due anni precedenti aveva fatto molto bene.

R. Esattamente, e questo è il punto che non riesco a spiegarmi. C'era uno staff che in due anni aveva ottenuto risultati straordinari. Ricordi quando perdemmo la prima e la quinta partita in casa contro Livorno, e il pubblico di Roseto si alzò in piedi ad applaudire i ragazzi lo stesso? Quella era un'altra atmosfera, un'altra mentalità. Non si può smontare tutto dall'oggi al domani. C'era Ernesto Ciafardoni, uno che nel basket ci lavora da cinquant'anni, che ha ricoperto ogni ruolo possibile, che in Lega veniva ascoltato e rispettato. C'era Emidio Testoni, che per i giocatori giovani era una figura paterna, uno con cui potevi parlare, che ti seguiva anche fuori dal campo. E c'era Marco Verrigni. Certo, Marco ha un carattere difficile, è diretto fino all'impulsività. Qualche volta ha esagerato, ma è uno che ti dice le cose in faccia, e questo ha un valore. È stato trattato male. Troppo. Fabio si è fidato delle persone sbagliate e ha perso quelle giuste. Se avesse tenuto quel gruppo, questo campionato di A2 lo avremmo salvato. Con fatica, forse, ma lo avremmo salvato.

D. Voltiamo pagina. Gira voce di un ritorno importante: Franco Gramenzi. C'è chi dice che porterà con sé Brian Sacchetti come direttore sportivo. Sarebbe la soluzione?

R. Prima di tutto mi auguro che Fabio tragga le dovute conclusioni da questa stagione, che impari a delegare le persone giuste e poi a fidarsi delle competenze altrui invece di accentrare tutto. Se le voci su Gramenzi sono fondate, allora si parla di un professionista serio, uno la cui competenza non si discute. Sa valorizzare i giocatori che ha a disposizione meglio di chiunque altro. Ti faccio un esempio: quando arrivò Donadoni, io dissi a Verrigni che era un giocatore utile solo in fase difensiva, che in attacco aveva troppi limiti. Bene, in due anni con Gramenzi era diventato un giocatore completo. Lo aveva trasformato. Brian Sacchetti, io lo vedrei bene come Team Manager. È uno che saprebbe gestire i rapporti tra la società e i giocatori con equilibrio e professionalità.
Per ora aspettiamo. Quando si conosceranno i primi nomi, con l'esperienza che abbiamo qui a Roseto, sapremo già dove si vuole arrivare.

D. Un'ultima cosa, Antonio. Siamo retrocessi, l'ambiente è ferito, ci sono state squalifiche e tensioni con la tifoseria ultrà. Eppure, fuori dal palazzetto, c'è un sole splendido.

R. Sulle vicende degli ultrà e le squalifiche preferisco non esprimermi, non è una questione in cui voglio entrare. La retrocessione fa male, è un'amarezza difficile da smaltire. Però noi a Roseto abbiamo qualcosa che molti non hanno. Abbiamo questo mare, questa luce. Quando tutto va storto sul campo, basta alzare gli occhi sull’Adriatico e qualcosa si aggiusta dentro. Certo, non risolve tutti i problemi, ma sicuramente aiuta. Domani è un altro giorno, e il mare è sempre lì.

Squilla il telefono, è il figlio di Antonio: "Oh pà, hanno appena ufficializzato Franco Gramenzi!"

Lorenzo Mazzocchetti

Ideatore e fondatore di Roseto24.it, unisce un grande desiderio di conoscenza a una buona dose di sana ironia. Sa raccontare le vicende locali con uno stile originale e coinvolgente, trasformando il sito in un punto di riferimento per chi vuole scoprire e vivere la città in tutte le sue sfumature.