Uno strano incontro
Quel giorno, mentre lo guardavo dal pontile, il mare non era né calmo né agitato.
Respirava, come fa chi ha qualcosa da dire, ma non lo dice.
Io ero lì, a scrutare l’orizzonte.
Non stavo pensando a niente, ma quel niente aveva un peso.
Un uomo si stava avvicinando.
Era trasandato, con i vestiti sgualciti e il passo stanco.
Uno di quelli di cui non sai mai da dove vengono, né dove dormono, né dove vanno.
Lo guardai come si guarda una nuvola che si avvicina.
Non mi aspettavo nulla, ma ero pronto a bagnarmi.
L’uomo si fermò e mi guardò.
Aveva occhi come vetri di bottiglia consumati dal mare.
Disse solo: «Siete tutti uguali.»
E poi se ne andò.
«Siete» non «siamo».
Fu quella parola a colpirmi.
Come se io fossi il forestiero, l’alieno.
Mi voltai a guardare ancora una volta il mare.
All’improvviso mi accorsi che il mare non era cambiato, ma io sì.
P.S. «La realtà cambia quando cambiano gli occhi che la osservano. E il mondo è pieno di specchi travestiti da persone.»

