Il torneo Spiagge d’Abruzzo Cup compie 30 anni di attività e continua ad essere un punto di riferimento per il calcio giovanile

Dal 1° al 3 maggio 2026 avrà luogo la 28ª edizione tra Roseto e Pineto, con 96 squadre e migliaia di presenze

Aprile 19, 2026 - 07:33
Aggiornato: 5 mesi fa
Il torneo Spiagge d’Abruzzo Cup compie 30 anni di attività e continua ad essere un punto di riferimento per il calcio giovanile
Camillo Cerasi

Nato come progetto innovativo negli anni ’90, il torneo Spiagge d’Abruzzo Cup, organizzato dall'A.S. Roseto Calcio, è oggi uno degli appuntamenti più consolidati del calcio giovanile italiano. Tra sport e turismo, la manifestazione continua a distinguersi per un modello inclusivo che coinvolge famiglie, atleti e territori, mantenendo intatta la visione originaria dopo trent’anni di attività. Ne parliamo con il presidente dell'A.S Roseto Calcio, Camillo Cerasi. 

Presidente Cerasi, la manifestazione sportiva Spiagge d’Abruzzo Cup compie 30 anni di storia. Qual è il ricordo più forte di quando tutto è iniziato?
Il ricordo più forte è sicuramente l’entusiasmo e anche un pizzico di incoscienza tipica della gioventù. Eravamo un gruppo di persone con un’idea che allora sembrava fuori dagli schemi, senza grandi mezzi ma con tanta determinazione. Non avevamo modelli di riferimento  a livello non agonistico e questo ci ha costretto a inventare, a sperimentare. Guardando oggi a quel periodo, la cosa più bella è vedere come da quell’intuizione sia nato qualcosa che ha attraversato tre decenni.

Quando siete partiti negli anni ’90, il vostro modello era innovativo: quanto è stato difficile far capire questa visione?
È stato molto complicato, perché il calcio giovanile era visto quasi esclusivamente in chiave agonistica. Parlare di famiglie, di vacanza, di esperienza complessiva sembrava quasi fuori luogo. Abbiamo dovuto lavorare tanto sulla credibilità, dimostrando con i fatti che il nostro modello funzionava e che poteva portare valore sia ai ragazzi che al territorio.

In che cosa la vostra idea si differenziava da tornei più tradizionali come il Torneo di Viareggio?
Il Torneo di Viareggio è un punto di riferimento assoluto, ma nasce con una vocazione fortemente competitiva e orientata all’alto livello. Noi abbiamo scelto una strada diversa: mettere al centro l’esperienza del bambino e della famiglia. Non solo partite, ma condivisione, socialità, tempo libero. È un approccio che oggi sembra naturale, ma all’epoca non lo era affatto.

Oggi molti tornei puntano sul turismo sportivo. Come A.S. Roseto Calcio vi sentite pionieri?
Sì, credo sia giusto riconoscerlo. Quando abbiamo iniziato, eravamo davvero in pochi a credere in questo modello. Oggi il turismo sportivo è diventato un elemento centrale per molti eventi giovanili. Questo ci fa piacere, perché significa che la direzione era quella giusta.

Negli ultimi anni sono aumentati eventi simili.  Si può parlare di opportunità oppure di rischio?
È un fenomeno che va letto in modo equilibrato. Da un lato è positivo, perché significa che il movimento cresce e che c’è interesse. Dall’altro però si rischia una frammentazione eccessiva, con una concorrenza molto forte che può incidere sulla qualità complessiva delle manifestazioni.

Ha parlato di svalutazione. Cosa non funziona nella comunicazione?
Oggi la comunicazione è molto aggressiva e spesso poco trasparente. Si tende a gonfiare i numeri o a presentare le cose in modo non del tutto realistico. Questo crea aspettative che poi non vengono rispettate e finisce per danneggiare anche chi lavora con serietà e continuità da anni.

Quanto conta avere lo stesso gruppo dopo 30 anni?
Conta tantissimo. Non è solo una questione organizzativa, ma anche umana. Condividere un percorso così lungo crea un’identità forte, una conoscenza reciproca e una capacità di affrontare le difficoltà che non si improvvisano. Questo è uno dei nostri veri punti di forza.

L’edizione 2026 vedrà 96 squadre. Le novità principali?
Dal punto di vista numerico siamo in linea con le ultime edizioni, e questo è già un segnale importante di stabilità. Le novità riguardano soprattutto il rafforzamento dei rapporti internazionali e una struttura organizzativa sempre più rodata, che ci consente di gestire al meglio un evento di queste dimensioni.

Il rapporto con la Polonia è sempre più forte: quanto conta?
È un rapporto costruito negli anni, basato su fiducia e collaborazione. La presenza di squadre straniere arricchisce il torneo sotto tutti i punti di vista, non solo sportivo ma anche culturale. I ragazzi si confrontano con realtà diverse e questo è un valore enorme.

Si dovrebbero raggiungere circa 7.000 presenze, un grande  impatto sul territorio locale e non solo.
Parliamo di presenze reali, certificate, non di numeri stimati in modo approssimativo. Sono persone che soggiornano, mangiano, vivono il territorio. Questo genera un indotto economico importante e dimostra come lo sport possa essere anche un volano turistico concreto.

La formula senza eliminazione diretta è il vostro punto di forza?
Sicuramente sì. Abbiamo voluto costruire un sistema che garantisse a tutti di giocare fino alla fine. Non ci sono eliminazioni immediate, ma percorsi alternativi che permettono a ogni squadra di continuare a essere protagonista.

Quanto è importante evitare il trauma dell’eliminazione?
È molto importante, soprattutto per i più piccoli. Lo sport deve essere un momento di crescita e di gioia. Un’eliminazione precoce può lasciare un ricordo negativo, mentre noi vogliamo che ogni bambino viva un’esperienza positiva e completa.

Premi per tutti. E' un valore educativo?
Si tratta di una scelta precisa. Tutti ricevono un riconoscimento perché tutti partecipano e si impegnano. Il messaggio è che il valore non sta solo nella vittoria, ma nell’esperienza vissuta.

Difficoltà nel reperire arbitri: è un problema diffuso?
Sì, è un problema reale e sempre più evidente. La richiesta è alta e la disponibilità non sempre sufficiente. Questo rende l’organizzazione ancora più complessa e richiede uno sforzo maggiore.

La sfida più grande per il futuro?
La sostenibilità economica. I costi sono aumentati e i contributi pubblici si sono ridotti in modo significativo. Andiamo avanti grazie agli sponsor, in modo partcolare alla GG TEAMWEAR di Napoli, fornitore ufficiale per l'Italia del marchio Nike, e anche al lavoro e alla passione di chi crede ancora in questo progetto. La vera sfida è continuare a mantenere alta la qualità senza perdere la nostra identità.

Daniele Vallonchini

Si distingue per la sua capacità di analisi degli eventi sportivi. È stato corrispondente per testate giornalistiche nazionali di rilievo. Sa condurre interviste incisive con atleti e dirigenti, riuscendo sempre a cogliere dettagli interessanti. La sua passione per lo sport e la sua vasta conoscenza in diversi ambiti sportivi sono una vera e propria garanzia per i lettori di Roseto24.it!