Attraverso il mare di cemento
Una bambina saltella in piazza da una mattonella all'altra, trasformando il cemento grigio in un mare pieno di isole. L'adulto che la osserva prova a vedere il suo mondo immaginario e per un attimo ci riesce. Poi torna la realtà, ma qualcosa dentro di lui continua a cercare quelle isole perdute.
Attraversavo la piazza, quando la vidi.
Una bambina che conoscevo stava saltando da una mattonella scura all’altra.
Evitava quelle chiare con cura.
Sua madre, seduta sulla panchina, mi salutò con un cenno.
Ricambiai il saluto.
«Che cosa fai?», chiesi alla piccola.
«Attraverso il mare, salto da un’isola all’altra per non bagnarmi.»
Guardai la piazza e vidi lastre grigie di cemento dove lei vedeva arcipelaghi.
«E se cadi in acqua?»
«Non affondo, divento un pesce.»
La logica del gioco era perfetta, ogni problema diventava trasformazione.
Non esistevano sconfitte, solo metamorfosi.
Provai anch’io a saltare.
Cercai di vedere il suo mare e per un attimo quasi ci riuscii.
Poi tornò la piazza normale, il cemento e la pesantezza dei miei passi.
Lei, intanto, non si fermava.
Ogni salto era sicuro, il mondo le obbediva.
Pensai ancora tra me che la realtà non è fissa, ma dipende sempre da chi la guarda.
Si può trasformare con un gioco, con un salto o con gli occhi giusti.
Salutai madre e figlia e ripresi la via di casa.
Intorno a me continuavo a vedere solo cemento, ma i miei piedi cercavano ancora quelle isole immaginarie…

