Aristide Landi: «Ho sudato ogni centimetro della mia carriera, ora il mio obiettivo è la salvezza di Roseto»

Un uomo che ha trasformato il dolore in forza e la perdita del padre in eredità di leadership. I figli come energia inesauribile, lo spogliatoio come seconda famiglia: Aristide Landi è molto più di un lungo atipico, è un giocatore d'esperienza con l'anima di chi non molla mai.

Marzo 15, 2026 - 14:28
Aggiornato: 6 mesi fa
Aristide Landi: «Ho sudato ogni centimetro della mia carriera, ora il mio obiettivo è la salvezza di Roseto»
Aristide Landi appena sbarcato al Lido delle Rose

Aristide, partiamo dall’inizio. Qual è il primo ricordo che ti viene in mente legato a un pallone da basket?

Se qualcuno mi dice la parola basket, il primo collegamento che mi viene in mente in assoluto è mio padre. Infatti, ogni giorno andavo ad ogni suo allenamento e con lui aprivo e chiudevo la palestra.

Aristide Landi, a 13 anni, con la maglia bianca della Virtus Bologna

Crescere in una famiglia dove il basket era già presente può lasciare un segno importante. Quanto quell'ambiente ti ha accompagnato nei primi passi dentro questo sport?

Certo, crescere in una famiglia di sportivi mi ha aiutato ad arrivare dove sono ora.  Quando ero piccolo mia madre mi ha permesso di intraprendere questa passione, tanto che ad appena 13 anni sono potuto andare a Bologna da solo, e per via della distanza da casa non era semplice. Poi per fortuna con sacrificio e tanto impegno la passione si è trasformata in lavoro.

Un giovane Aristide Landi con la maglia rossa dell'Emilia Romagna al Torneo delle Regioni

La tua carriera ha radici profonde anche fuori dal campo: tuo padre era un cestista e ha avuto un ruolo nella tua crescita. In che modo il suo esempio ha influenzato il modo in cui vivi lo sport, e se potessi dirgli qualcosa oggi, cosa gli diresti?

Onestamente quello che mi ricordo di mio padre, considerato  che l'ho perso quando ero parecchio giovane, è che era un grande leader sia dentro che fuori dal campo e questa cosa penso mi rappresenti tanto. Vorrei dirgli tante cose, non ce n'è una in particolare, purtroppo non si può.

n una carriera fatta di continui cambiamenti tra città e club, dove trovi ogni giorno la forza mentale per scendere in campo con la stessa grinta degli inizi?

Posso dire la voglia di allenarmi sempre duramente, di continuare a divertirmi e di essere agonista, a cominciare dagli allenamenti e fino alla partita.


Essere papà cambia sicuramente le prospettive e dà nuove motivazioni. Come ha influenzato il tuo modo di vivere il basket e la carriera il fatto di essere padre? E c’è qualcosa che speri di trasmettere ai tuoi figli, dentro e fuori dal campo?

Di sicuro ti cambia tanto, però nello stesso tempo ti dà anche molti pensieri e magari quando le cose non vanno bene potresti accusare di più il momento negativo. Devo anche dire che I figli sono la gioia più bella del mondo e non ti fanno mai sentire la stanchezza, per cui non molli mai per loro. Spero di trasmettere loro la leadership che mio padre ha trasmesso a me.

Fuori dal campo chi è Aristide Landi? Come passi il tempo libero quando riesci a staccare da allenamenti e partite?

Fuori dal campo cerco di stare con chi mi vuole davvero bene e con chi mi ama.

Hai fisico e centimetri da lungo, ma nel tuo gioco c’è sempre stata la capacità di aprire il campo e prendere anche tiri da fuori. È una caratteristica che hai sempre avuto o che hai sviluppato col lavoro negli anni?

Sinceramente è una caratteristica che ho sempre avuto fin da piccolo. Nessuno mi mai ha regalato nulla e soltanto io so quanto ho sofferto e sudato per ottenere tutto quello che ho raggiunto.

Nel basket si parla spesso di spogliatoio e chimica di squadra: quanto conta davvero il rapporto tra compagni durante una stagione?

Per come vedo io la pallacanestro, lo spogliatoio e il gruppo sono tutto. Un singolo atleta purtroppo non può praticare questo sport.

Sei uno che nello spogliatoio tiene alto il livello di concentrazione o uno che prova anche a sdrammatizzare? C’è qualche episodio divertente che puoi raccontare?

Cerco di tenere sempre lo spogliatoio al massimo della concentrazione perché solo così si aumenta il livello delle prestazioni. Di aneddoti ce ne sarebbero tanti, ma è giusto che rimangano all'interno dello spogliatoio stesso.

Guardando la tua carriera, c’è una partita o un momento che ti ha fatto pensare davvero: “Questo è il motivo per cui amo il basket”?

Posso dire che quando vinci o ottieni qualcosa dove di certo non eri il favorito, quelle sono davvero le soddisfazioni più grandi.

Arrivato a Roseto, che ambiente hai trovato tra città, tifosi e palazzetto?

Ho trovato un ambiente molto bello e caldo sotto tutti i punti di vista. I tifosi per me contano tanto e ovunque sono stato mi hanno sempre voluto bene, sopratutto nei posti dove esiste tanta passione. A Roseto, per la prima volta in carriera, ho avuto qualche problemino senza capirne il vero motivo. Sono convinto che adesso è tutto alle spalle e tutti insieme ora guardiamo verso un'unica direzione, quella che porta alla salvezza in campionato.

La stagione della Pallacanestro Roseto in Serie A2 è una lotta continua per la salvezza: che spirito deve avere la squadra in questo momento della stagione?

Lo spirito giusto è quello che stiamo avendo in questo periodo, vale a dire non mollare mai e crederci fino all'ultimo. Io sono convinto, e lo penso per davvero, che questo gruppo porterà Roseto a restare nella categoria.


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Daniele Vallonchini

Si distingue per la sua capacità di analisi degli eventi sportivi. È stato corrispondente per testate giornalistiche nazionali di rilievo. Sa condurre interviste incisive con atleti e dirigenti, riuscendo sempre a cogliere dettagli interessanti. La sua passione per lo sport e la sua vasta conoscenza in diversi ambiti sportivi sono una vera e propria garanzia per i lettori di Roseto24.it!